Una
riduzione di fondi pubblici di due milioni e mezzo compensata da
nuovi sponsor, raccolta di fondi tra privati, autofinanziamenti degli artisti più affermati, ma anche recuperi di efficenza e sinergie tra vari campi di spesa.
"Non è stata un'impresa facile - ammette Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia - è innegabile che la crisi ci sia e si faccia sentire ma cultura e arte possono rappresentare ottimi antidoti per contrastare quel calo di fiducia che contribuisce a rendere più grave la crisi".
La prima sfida riguarda l'Archivio storico. Un accordo tra Biennale e Comune di Venezia raggiunto l'anno scorso ha previsto la concessione permanente dell'ex Padiglione Italia e del giardino circostante consentendo alla Biennale di risanare l'edificio (ora Palazzo delle esposizioni della Biennale) e riaprirne 1600 mq al pubblico per ospitare dopo dieci anni la sede permanente dell'
Asac, l'
Archivio storico delle arti contemporanee.
Nell'edificio troverà anche posto un
bookstore e una
caffetteria di 250 mq coperti e 180 esterni.
Nel giardino antistante, il vecchio Padiglione Sterling della Electa sarà risanato e destinato alla
collezione di riviste d'arte e cataloghi.
Rispetto al 2008 le sovvenzioni del ministero son passate
da 17,5 milioni a 15 milioni. nasce da qui l'esigenza di ricorrere a
sponsor privati,
donazioni di almeno 20 euro per chi partecipa ai vernissage, una
card da 150 euro per partecipare all'inaugurazione, ma anche, aggiunge Baratta, "sostegno per le spese da parte degli artisti più affermati per concentrare le poche risorse sugli artisti più giovani".
Gerardo Pelosi, Il Sole 24 Ore, 6 giugno 2009***
Nonostante il carattere non commerciale della Biennale, per i galleristi degli artisti selezionati è un momento fondamentale che
si riflette sul mercato e sulle quotazioni. Basta pensare che molte delle opere esposte a Venezia si possono ritrovare o prenotare poi la settimana successiva ad
ArtBasel. In generale gli artisti
vengono coinvolti nella produzione dei lavori in mostra in quanto la Biennale non ha fondi sufficienti. Ufficialmente
non si dovrebbe vendere, ma di fatto questo accade e talvolta le stesse istituzioni che amministrano i Padiglioni ricevono una percentuale sulle vendite.
Silvia Anna Barillà e Marilena Pirrelli, ArtEconomy24, Il Sole 24 Ore, 6 giugno 2009